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Il Matto non è uno sprovveduto

Il Matto si avvicina a uno specchio luminoso mentre il proprio riflesso gli indica una direzione
Il precipizio non cancella la direzione.

Il Matto, nei tarocchi, cammina. Questa è la prima cosa che mi interessa di lui. Non posa per dimostrare di essere libero, non aspetta che il sentiero venga certificato come sicuro: porta con sé ciò che può e mette un piede davanti all’altro.

Lo si scambia facilmente per uno sprovveduto. Forse perché abbiamo imparato a chiamare maturità la capacità di prevedere tutto, controllare tutto, ridurre ogni margine di imprevisto. Ma esistono passaggi della vita in cui la prudenza, se viene spinta abbastanza lontano, smette di proteggerci e comincia a trattenerci.

La paura travestita da prudenza

Il contrario del Matto è la parte di noi che pretende una garanzia prima di vivere. Quella che dice: comincerò quando avrò capito tutto, parlerò quando sarò certo di non ferire e di non essere ferito, cambierò quando saprò già esattamente chi diventerò.

È una richiesta impossibile. Nessuna scelta importante ci consegna in anticipo la prova che andrà bene. Possiamo raccogliere informazioni, ascoltare il corpo, confrontarci con qualcuno, riconoscere rischi e responsabilità. Poi, a un certo punto, resta un tratto che non può essere pensato al posto di essere attraversato.

Ogni inizio è un passo che la paura non avrebbe fatto.

Il Matto che mi interessa non glorifica l’impulso, non usa la libertà come alibi e non trascina gli altri dentro il proprio salto. La sua responsabilità nasce anche dalla disponibilità a guardare ciò che non sa e a entrare in relazione con il limite.

Il passo abbastanza piccolo

Nei percorsi di counseling e nel lavoro educativo, il cambiamento viene spesso immaginato come una grande rivelazione. Più spesso assume una forma meno spettacolare: una telefonata rimandata da settimane, un no finalmente pronunciato senza crudeltà, una richiesta di aiuto, un’ora restituita a qualcosa che ci fa sentire vivi.

Il passo del Matto non deve essere enorme. Deve essere vero. Abbastanza piccolo da poter essere compiuto, abbastanza vivo da modificare il paesaggio.

Una domanda da portare con sé

Se per un istante non dovessi dimostrare niente a nessuno — neppure a te stesso — quale gesto semplice riconosceresti come il tuo prossimo passo?

Non serve rispondere in fretta. A volte la libertà comincia proprio quando smettiamo di interrogarci come un giudice e iniziamo ad ascoltarci come si ascolta qualcuno che sta arrivando da molto lontano.

Riferimenti e letture

Il Matto è usato qui come figura del passaggio, non come verità universale. Queste letture approfondiscono il linguaggio dei simboli e delle soglie.

  1. C. G. Jung e altriL’uomo e i suoi simboli. 1964; edizione Bantam, 2023.Un’introduzione al ruolo delle immagini simboliche nella vita psichica.
  2. Victor TurnerThe Ritual Process: Structure and Anti-Structure. 1969; Aldine Transaction.Il concetto di liminalità e la soglia come fase di trasformazione.

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