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Il Costrutto e il Bambino

Il Costrutto in armatura incontra il bambino sotto una spirale stellata
Proteggersi. Riconoscersi. Tornare a casa.

C’era una volta un bambino che viveva nel cuore di un regno attraversato da tempeste. Non erano tempeste di vento o di pioggia, ma di dolore, perdita, paura e capovolgimenti.

Alcune arrivavano all’improvviso, altre crescevano lentamente come nuvole scure all’orizzonte. Ogni volta lasciavano una ferita e ogni ferita rendeva il mondo un luogo un po’ meno sicuro.

Un giorno il bambino si trovò così solo e così spaventato da sentirsi precipitare nel vuoto. Non vedeva più la strada, non sentiva più il calore della casa e non riusciva più a distinguere ciò che era vero da ciò che faceva male. Fu allora che accadde qualcosa di straordinario.

La nascita del guardiano

Per sopravvivere, il bambino creò un guardiano. Non lo fece con le mani, ma con il bisogno. Lo costruì con la volontà di non soffrire più, con il desiderio di restare in piedi, con la promessa di non essere mai più vulnerabile.

Quel guardiano era forte, intelligente, attento. Sapeva prevedere i pericoli, controllare le emozioni, organizzare il caos e resistere ai colpi della vita.

Il bambino lo chiamò Costrutto. E il Costrutto mantenne la promessa.

Passarono gli anni. Le tempeste continuarono ad arrivare, ma lui era sempre lì. Ogni volta che il bambino vacillava, il Costrutto si metteva davanti. Ogni volta che una ferita si apriva, costruiva un muro. Ogni volta che il dolore bussava alla porta, prendeva il comando.

Funzionò così bene che lentamente accadde qualcosa che nessuno dei due aveva previsto. Il bambino si fece sempre più silenzioso. Il Costrutto sempre più grande.

Il trono

Arrivò il giorno in cui il Costrutto dimenticò perché era nato. Dimenticò il bambino. Dimenticò la promessa. Dimenticò di essere soltanto un guardiano.

Cominciò a credere di essere il re del regno, il suo unico abitante, la sua unica voce.

Quando, da qualche luogo lontano e dimenticato, il bambino provò a tornare, il Costrutto non lo riconobbe. Lo vide apparire come un’ombra ai margini delle mura. Lo vide portare domande, emozioni, sogni e fragilità. E ne ebbe paura.

«Chi sei?» gli chiese. Il bambino non seppe rispondere.

Così il Costrutto lo scambiò per un nemico. Per un errore. Per qualcosa che minacciava l’ordine che aveva costruito. E decise di affrontarlo.

Il riconoscimento

Si preparò alla battaglia più importante della propria esistenza. Ma quando finalmente si avvicinò abbastanza da guardarlo negli occhi, accadde qualcosa che nessuna strategia avrebbe potuto prevedere.

Vide sé stesso. O meglio, vide il motivo per cui era stato creato. Vide il bambino che aveva giurato di proteggere. Vide il volto da cui era nato. Vide la ferita che aveva cercato di custodire per tutta la vita.

Comprese che il nemico non era colui che aveva davanti. Non stava combattendo un invasore. Stava combattendo il proprio creatore: il bambino che lo aveva chiamato in vita per amore e per necessità.

La guerra terminò non perché uno dei due vinse, ma perché entrambi si riconobbero.

Il bambino vide che il Costrutto non era stato soltanto una prigione. Era stato un rifugio. Il Costrutto vide che il bambino non era una minaccia. Era la ragione stessa della sua esistenza.

Così, dopo una vita passata a combattersi, si sedettero accanto. Per la prima volta non c’era paura. Non c’era controllo. Non c’era fuga. C’era soltanto presenza.

Il ritorno

Da allora il Costrutto non scomparve. Non morì. Non venne distrutto. Semplicemente smise di occupare il trono.

Diventò ciò che era sempre stato destinato a essere: un custode, un alleato, un compagno di viaggio. E comprese, finalmente, di non essere la vita. Era colui che la custodiva.

Solo allora il bambino poté tornare a casa. Non come il bambino ferito di un tempo, ma come l’essere intero che nasce quando ciò che protegge e ciò che viene protetto smettono di separarsi.

Questa è la mia grande intenzione: incontrarmi, accogliermi, lasciarmi prendere il mio posto. Perché non sono soltanto il bambino. Non sono soltanto il Costrutto. Sono il momento in cui entrambi si riconoscono e camminano insieme.

Riferimenti e letture

Il Costrutto è una figura narrativa originale, non una diagnosi né un modello clinico. Le letture indicate sono parentele di pensiero: protezione del Sé, parti interne e capacità delle storie di organizzare l’esperienza.

  1. D. W. WinnicottEgo Distortion in Terms of True and False Self. 1960; The Collected Works of D. W. Winnicott.Il falso Sé è letto anche nella sua funzione originariamente protettiva.
  2. Jerome BrunerThe Narrative Construction of Reality. 1991; Critical Inquiry, 18(1), 1–21.Un riferimento sul modo in cui la narrazione dà forma all’esperienza.

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